La morte della Pizia

TITOLO: La morte della Pizia (Das Sterben der Pythia)

AUTORE: Friedrich Dürrenmatt

ANNO: 2007 (prima edizione 1976, prima edizione italiana Adelphi 1988)

CASA EDITRICE: Adelphi

LUOGO: Milano

PAGINE: 68

TRADUZIONE: Renata Colorni

GENERE: mah… forse un insieme di comico, drammatico, grottesco, parodico, filosofico (?) mitologico e chi più ne ha più ne metta!

REPERIBILE IN: italiano. Il racconto è compreso anche nella raccolta Racconti (Feltrinelli 2003)


Pannychis XI è ormai vecchia e stufa della stupidità degli uomini che si bevono tutti i suoi oracoli fasulli. Si burla di loro blaterando sciocchezze mentre gli stolti le credono parole ispirate dagli dei.

Nel periodo del cambiamento, segnato dalla grande ristrutturazione del tempio ordinata dal gran sacerdote Merops

John Collier "Priestess of Delphi" (1891)

(amministratore delegato di quel grande businness che è la vendita di oracoli su commissione), Pannychis avverte che la morte è vicina e ancora una volta si siede sul suo tripode circondata dai vapori.

Nella nebbiolina leggera si stagliano delle figure evanescenti che una dopo l’altra, a partire da Edipo, raccontano la loro verità sugli avvenimenti a cui hanno preso parte. Peccato che ogni apparizione conosca soltanto una parte della storia e spesso pure errata…

Raccogliendo le testimonianze dei fatti una versione dopo l’altra, Pannychis scopre la verità che si cela dietro la storia di Edipo, storia che sembra avvenire per caso, in cui ognuno agisce nel proprio interesse e come meglio crede e in cui gli eventi si susseguono senza apparente scopo né guida.

Con questo racconto Dürrenmatt riprende la materia della mitologia classica e la decostruisce, la modifica e la riassembla traendone una nuova grottesca ed enigmatica versione e sottolineando le opposizioni tra destino e caso e tra ordine e caos. Ne traspare che la verità è mutevole e soggettiva: tra due Edipi, tre padri e quattro madri e la vita, storia scandita dalla morte e perpetua incognita senza risposta, il finale è lasciato aperto a molteplici interpretazioni sul perché tre oracoli pronunciati per motivi diversi partecipino delle stesse conseguenze. Qual è quindi la natura della verità? E quella della mitologia? Racconta forse qualcosa sulla natura degli esseri umani?

UN ESTRATTO:

«Sono Edipo» disse il mendicante.

«Non ti conosco» rispose la Pizia, e strizzò gli occhi in direzione del sole che non voleva tramontare su quel mare turchino.

«Mi hai fatto una profezia» disse il cieco ansimando.

«Può darsi,» replicò Pannychis XI «ne ho fatte a migliaia».

«Il tuo oracolo si è compiuto. Ho ucciso mio padre Laio e sposato mia madre Giocasta».

Pannychis XI guardava sbigottita ora il cieco ora la fanciulla coperta di stracci, pensando e ripensando che cosa tutto ciò potesse mai significare; ma la memoria non le venne in aiuto.

«Giocasta si è impiccata» disse Edipo sottovoce.

«Mi dispiace, condoglianze vivissime».

«E io poi mi sono accecato con le mie stesse mani».

«Ah, capisco» disse la Pizia; quindi, indicando la fanciulla: «E questa chi è?» domandò, non per curiosità, ma solo per dire qualcosa.

«È mia figlia Antigone,» rispose l’uomo che si era accecato «o anche mia sorella» aggiunse con estremo imbarazzo, e poi si mise a raccontare una storia quantomai confusa.

QUARTA DI COPERTINA:

«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus  in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inzio La morte della Pizia, e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connesioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

SECONDA DI COPERTINA:

La morte della Pizia è stato pubblicato da Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) all’interno del Mitmacher (1976), singolare amalgama di racconti, trattazioni drammaurgiche e commentari filosofici.

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina Wiki (ita) su Friedrich Dürrenmatt http://it.wikipedia.org/wiki/Durrenmatt

Pagina Wiki (eng) su Friedrich Dürrenmatt http://en.wikipedia.org/wiki/Durrenmatt

Per leggere i commenti di altri lettori (La morte della Pizia) http://www.ibs.it/code/9788845902963/d-uuml-rrenmatt-friedrich/morte-della-pizia.html

Per leggere i commenti di altri lettori (Racconti) http://www.ibs.it/code/9788807813849/d-uuml-rrenmatt-friedrich/racconti.html

Un’altra recensione su La morte della Pizia http://gdlspilamberto.wordpress.com/2008/10/14/la-morte-della-pizia-friedrich-durrennmatt/

Per saperne di più sulla figura della Pizia http://it.wikipedia.org/wiki/Pizia

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~ di fargaslostinreveries su 9 aprile 2011.

4 Risposte to “La morte della Pizia”

  1. Un libro stupendo. Quando l’ho letto, arrivata all’ultima pagina l’ho subito ricominciato. E poi, di tanto in tanto, lo riprendo. L’ultima volta che l’ho riletto ero all’oracolo di Delfi: un’emozione doppia.

    • La tentazione della rilettura immediata l’ho avuta anch’io: quando l’ho finito la prima volta avevo l’impressione di non aver colto qualcosa dato che, pur essendo così breve, lascia molto su cui riflettere. L’ho riletto con piacere e apprezzato nuovamente proprio per recensirlo sul blog nella speranza di farlo conoscere un po’ di più. E’ una piccola perla.
      Sei la prima persona che non conosco a commentare sul blog, sono proprio felice! Grazie!

  2. Ciao ho appena finito di leggerlo…ma mi ha lasciato un po di amaro in bocca la fine…non ne ho colto molto il senso o, forse che l’ autore voleva proprio farci intendere che in tutte quelle vecchie storie di miti non c’ è alcunchè di verità o forse come dice l’ autore che è inutile ricercare la verità? Un po di nichilismo nell’ autore o arguto suggerimento all’ uomo di rimanere nella sua piccolezza?

    ….Non lo so…

    Ciò che però mi è piaciuto, e molto, è quella ricapitolazione del miti che grazie ai vari personaggi che via via si affacciano alla narrazione ed alle apparizioni finali delle ombre presso la fessura nel Santuario il lettore può apprendere ed altrattanto mi è piaciuto quell’ attualizzazione del Mito di Edipo attraverso nuove variazioni o chiavi di lettura: davveo magistrale ed interessante…ma il finale l’ ho trovato…deprimente al limite del nichilismo.

    Ciao

    • Anche a me è piaciuta la riscrittura del mito, lo libera dalla sua forma cristallizzata e immutabile e svecchiandolo lo rinnova, mostrando come la storia di Edipo è attuale ancora oggi. Mentre in Sofocle è centrale l’indagine sull’identità, penso che in Dürrenmatt la ricerca verta verso la verità, per giungere però alla conclusione che la verità è relativa, ognuno ha la sua e proprio per questo cercare una verità oggettiva e univoca perde di significato.
      E’ un finale amaro, come dici tu, ma a me è molto piaciuto e, a dire il vero, anche nelle altre opere dello stesso autore che ho letto la conclusione non è un lieto fine, ma anzi lascia molte questioni in sospeso, spingendo il lettore a riflettere sui temi trattati.

      Grazie di aver commentato =)

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