City Hunter

•27 febbraio 2013 • Lascia un commento

TITOLO: City Hunter

PAESE: Sud Corea

MESSA IN ONDA: dal 25 maggio al 28 luglio 2011

ORARIO: mercoledì e giovedì alle 21:55

CANALE: SBS

EPISODI: 20

GENERE: action, drama, romance

INTERPRETI: Lee Min Ho, Park Min Young, Kim Sang Joon, Lee Jun Hyuk

REPERIBILE IN: coreano sottotitolato in italiano

Nel 1983 una ventina di soldati sudcoreani venne mandata in missione segreta per una rappresaglia contro il nord, che aveva appena sferrato un attacco terroristico. La missione venne abortita quando ormai era già in atto e, per eliminarne le tracce, i piani alti decisero di mettere a tacere per sempre la vicenda eliminando quegli stessi soldati che erano partiti per rendere un servizio al loro paese. Dei militari traditi dalla madrepatria al largo della costa nordcoreana sopravvisse un solo uomo, Lee Jin Pyo (Kim Sang JoongMy Boss, My Hero, Eight Days Mystery of Jeong Jo Assassination), che giurò vendetta a coloro che avevano preso quella decisione infame, per la morte dei suoi commilitoni e soprattutto del suo caro amico Moo Yul.

Lee Yoon Sung

Lee Yoon Sung

Quest’ultimo, prima di partire in missione, aveva da pochi giorni avuto un bambino e, per permettere alla madre di rifarsi una vita (o almeno così sembra), Jin Pyo rapì il bambino per crescerlo di persona, invitando la donna a ricominciare da zero.

Per 28 anni Jin Pyo si dedicò al traffico di droga nella zona del triangolo d’oro nel sudest asiatico (un’area tra Thailandia, Vietnam, Birmania e Laos famosa per la produzione di oppio), allevando il bambino come fosse suo, crescendolo in maniera aspra e severa, insegnandogli la disciplina, l’uso delle armi e le tecniche di combattimento.

Ora, giunto il momento della vendetta, Jin Pyo svela finalmente al “figlio” le circostanze in cui morì il suo padre naturale.

I due tornano in Corea del sud per far pagare l’antico massacro ai cinque uomini del governo responsabili di quella decisione. Jin Pyo assume il nome di Steve Lee, facendosi passare per un facoltoso uomo d’affari proveniente dagli Stati Uniti, mentre il ragazzo, Lee Yoon Sung (Lee Min HoMackerel Run, I’m Sam, Boys Before Flowers), entra nello staff della Casa Blu (l’equivalente coreano della Casa Bianca, sede del presidente della repubblica sudcoreana) in qualità di esperto informatico addetto alla sicurezza.

Kim Young Joo

Kim Young Joo

Ben presto, però, padre e figlio si accorgono di prediligere strategie differenti: mente Jin Pyo è accecato dall’odio e non desidera altro che togliere la vita a chi lo lasciò da solo a morire con un mucchio di cadaveri in mare trent’anni or sono, Yoon Sung vuole far conoscere la verità ai media e al popolo per ristabilire il nome di quei soldati (tra i quali il suo padre biologico) e consegnare alla giustizia i responsabili in modo che scontino la loro pena; così il suo cammino si incrocia con quello dell’integerrimo procuratore Kim Young Joo (Lee Joon HyukWorlds Within, I Am Legend), la rettitudine fatta persona (fin troppo XD), cui spedisce indizi e prove firmandosi con il nome di City Hunter, subito preso dalla stampa per un giustiziere popolare nonostante i metodi poco ortodossi.

Le cose si complicano ulteriormente quando Yoon Sung incontra Kim Na Na (Park Min YoungI’m Sam, Ja Myung Go), una ragazza che lo abbaglia grazie al suo spirito forte e che sembra in grado di sorridere anche nelle situazioni peggiori. Tra schermaglie e battutine i due finiscono per vivere sotto lo stesso tetto e il giovane si ritrova combattuto tra desiderare la compagnia di lei e starle il più lontano possibile per non metterla in pericolo. Ovviamente niente può essere facile e Kim Na Na finisce per lavorare alla Casa Blu come guardia del corpo dello stesso presidente. Se poi l’incidente che ha costretto il padre di Na Na in coma per dieci anni ha qualcosa a che fare con gli stessi responsabili cui dà la caccia Yoon Sung…

Kim Na Na

Kim Na Na

Mantenere segreta la propria identità, assolvere al dovere filiale nei confronti dei suoi due padri, indagare sulla sua famiglia e proteggere Kim Na Na diventano imprese per City Hunter, che si ritrova a pensare di poter difficilmente uscire indenne da questa vendetta.

L’idea di base e il titolo del drama sono tratti (in maniera estremamente vaga) dal celebre manga City Hunter di Tsukasa Hojo. Una buona serie d’azione, con una forte dose di scene drammatiche, stemperate da momenti comici e romantici. Colpi di scena assicurati fino all’ultima puntata. Io mi sono molto divertita a seguire questo drama e l’ho guardato con piacere tutto di fila e in breve tempo, per quanto Kim Na Na “tosta guardia del corpo” mi abbia fatto sorridere non poco 😄 Certamente apprezzeranno tutti quelli a cui era già piaciuto Lee Min Ho nei panni di Goo Joon Pyo (alias Tsukasa Domyouji) in Boys Before Flowers, versione coreana di Hana Yori Dango.

SCREENSHOTS:

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Trailer amatoriale in inglese (1:25)

Altro trailer amatoriale (2:08)

Il mio voto

4-stelle

LINK UTILI:

Sito ufficiale qui

Pagina sulla Wiki inglese qui

Pagina su Asian Wiki qui

Pagina su AnimeClick qui, con una nutrita gallery di screenshots dal primo episodio

Pagina Facebook qui

Per saperne di più su Tsukasa Hojo sbirciate qui

Per saperne di più su Lee Min Ho occhiate qui

Per saperne di più su Park Min Young guardate qui

Per saperne di più su Lee Joon Hyuk leggete qui

Per saperne di più su Kim Sang Joong trovate altre info qui

49 Days

•27 luglio 2012 • Lascia un commento

TITOLO: 49 Days (49 Il)

PAESE: Sud Corea

MESSA IN ONDA: dal 16 marzo al 19 maggio 2011

ORARIO: mercoledì e giovedì alle 21:55

CANALE: SBS

EPISODI: 20 da 60 minuti circa

GENERE: drama, romance, supernatural

INTERPRETI: Lee Yo-Won, Nam Gyu-Ri, Jo Hyun-Jae, Bae Soo-Bin, Jung Il-Woo, Seo Ji-Hye, Bae Geu-Rin

REPERIBILE IN: coreano sottotitolato in italiano

Ji-Hyun e lo Scheduler

Shin Ji-Hyun (Nam Gyu-Ri) è una ragazza fortunata: figlia del presidente di una ricca compagnia, vive in una grande casa con giardino, ha una madre amorevole, è fidanzata con Kang Min-Ho (Bae Soo-Bin), il giovane amministratore dell’azienda, e ha tanti buoni amici. O almeno così sembra fino a una settimana prima del suo matrimonio, quando entra in stato vegetativo a causa di un incidente d’auto. Allora Ji-Hyun vede il suo corpo dall’esterno e si accorge che nessuno può più vederla. L’unico che può farlo è un giovane che si presenta come Scheduler. Lo Scheduler (Jung Il-Woo) spiega alla ragazza (cioè ragazza fantasma!) che ogni persona ha sulla Terra un tempo stabilito, al termine del quale intervengono gli spiriti come lui ad accompagnare le anime dei morti nell’aldilà tramite un ascensore. Ma Ji-Hyun non era in programma! Ogni tanto, infatti, hanno luogo  delle interferenze con i piani e capita che per un incidente qualcuno muoia prima del previsto, e questo è proprio il caso della ragazza. Ma a questi “morti per caso” viene data una scelta: Ji-Hyun può prendere l’ascensore e dire addio per sempre alla sua vita terrena oppure può ottenere 49 giorni sulla Terra. 49 giorni in cui potrà prendere in prestito il corpo di una persona quando questa è addormentata e dovrà raccogliere da tre persone, non legate a lei da legami di sangue, lacrime d’affetto pure al 100%. Ovviamente è proibito rivelare la propria identità, come anche scombussolare la vita del proprio ospite.

Ji-Hyun è convinta di potercela fare, di certo l’amato Min-Ho e le migliori amiche fin dai tempi delle scuole, In-Jung (Seo Ji-Hye) e Seo-Woo (Bae Geu-Rin), piangeranno per lei lacrime vere e in poco tempo potrà tornare ad avere un corpo e una vita felice. Perciò Ji-Hyun, troppo giovane per morire, accetta la seconda opzione e si ritrova a condividere il corpo di una ragazza che vive una vita completamente diversa dalla sua. Song Yi-Kyung (Lee Yo-Won) sembra morta dentro: lavora in un supermarket di notte, dorme tutto il giorno, non ha amici e non vede mai nessuno; vive da sola in una stamberga di monolocale, mangia solo ramen preconfezionato e per il resto del tempo se ne sta sul letto a rimuginare.

Yi-Kyung e Han Kang

Yi-Kyung ha rinunciato a vivere e infatti, all’insaputa di Ji-Hyun, è stata lei a provocare il tamponamento a catena che ne ha causato l’incidente. Come? Con l’ennesimo tentativo di suicidio andato male: Yi-Kyung ha cercato di buttarsi sotto una macchina ma un uomo si è gettato su di lei per salvarla.

Come se non bastasse, a tutto questo si aggiunge Han Kang (Jo Hyun-Jae), vecchio amico sia di Min-Ho che di Ji-Hyun, che, subito dopo il fidanzamento tra i due rifiuta di fare il testimone alle nozze. Han Kang possiede un ristorante ed è costretto ad assumere Yi-Kyung (in realtà Ji-Hyun) come cameriera in seguito alle sue insistenze (infatti Ji-Hyun ha bisogno di denaro per sopravvivere non potendo usare quello della sua ospite).

Nascosta dietro al viso di qualcun altro, Ji-Hyun scopre che in realtà la sua vita e le persone che la popolano sono molto diverse da come lei si immaginava e perfino oltre i modi rudi di Han Kang c’è ben altro che la freddezza che sembra ostentare sempre.

La serie ha i suoi attimi comici come anche i suoi momenti drammatici e regala colpi di scena fino all’ultima puntata.

SCREENSHOTS:

Trailer (0:27)

Trailer (1:04) sub eng

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina DramaWiki http://wiki.d-addicts.com/49_Days

Pagina AsianWiki http://asianwiki.com/49_Days_%282011-Korean_Drama%29

49 Days su HanCinema http://www.hancinema.net/korean_drama_49_Days.php

Sito ufficiale http://tv.sbs.co.kr/49/

Pagina Facebook http://www.facebook.com/49Days.Official

Recensione dei Doramisti Anonimi http://dorama.iobloggo.com/876/49-days

La lama dei druidi

•6 ottobre 2011 • Lascia un commento

TITOLO: La lama dei druidi (Daggerspell)

AUTORE: Katharine Kerr

ANNO: 1990 (prima edizione Doubleday 1986)

CASA EDITRICE: Nord

LUOGO: Milano

PAGINE: 515

TRADUZIONE: Annarita Guarnieri

GENERE: fantasy

REPERIBILE IN: italiano

Nevyn ha moltissimi anni alle spalle, più di un normale essere umano, ma non potrà morire finché non avrà assolto il suo voto, un voto pronunciato per espiare le colpe commesse in gioventù, quando portava un altro nome e non pensava a quali conseguenze devastanti avrebbero portato le sue azioni. Da allora il vecchio druido erra di luogo in luogo in cerca di qualcuno, per poter così aggiustare il wyrd (destino) che ha cambiato in quel lontano passato. Generazione dopo generazione è costretto a vivere la stessa situazione e a vederla precipitare ogni volta in una spirale di tragedia, in un interminabile e irreversibile ciclo del destino.

Jill è una giovane diversa dalle altre: è in grado di vedere il Popolo Fatato, onore riservato a ben pochi che però deve rimanere segreto, ed è figlia di Cullyn di Cerrmor, una Daga d’Argento, cioè un mercenario che si mette al servizio di chi ne può comprare l’abilità. E’ cresciuta seguendo il padre  nelle sue peregrinazioni e questi le ha insegnato l’unica cosa che sa fare: combattere. Perciò lei indossa i pantaloni e brandisce una spada  e non ha idea di cosa sia l’amore, almeno fino a quando incontra il nobile Rhodry. I due sono di ceto sociale differente e non hanno speranza di una vita insieme.

edizione Tea 2003

Il vecchio Nevyn si ritrova invischiato nella rete che si va tendendo tra Jill, Rhodry e Cullyn e farà di tutto perché almeno questa volta il destino della sua promessa sposa Brangwen non venga macchiato dal sangue di colui che la desidera. Ma se il ripetersi perpetuo del passato servisse a uno scopo più grande? Se servisse a usare Nevyn e Jill come strumenti di quel destino che sta trasformando gli eventi nella guerra che lentamente si avvicina e finisce per incombere su tutti loro?

La suggestiva ambientazione celtica fa da sfondo agli intrighi che lentamente si dipanano nello svolgersi di un tempo circolare eppure ogni volta nuovo. Personalmente ho adorato la trama triste di questo romanzo, così come i personaggi ben delineati. Con La lama dei druidi Katharine Kerr inaugura l’imponente ciclo di Deverry, composto ad oggi da quattro atti ognuno comprendente tre o quattro romanzi, per un totale di 15 libri in corso di pubblicazione in Italia presso la casa editrice Nord e, in edizione economica, presso Tea Due. Attenzione: i primi volumi sono di difficile reperibilità! Per chi volesse ugualmente cimentarsi in questa lettura, l’atto primo, Deverry, comprende i titoli:

  • La lama dei druidi (Daggerspell, 1986);
  • L’incantesimo dei druidi (Darkspell, 1987);
  • Il destino di Deverry (The Bristling Wood, 1989);
  • Il drago di Deverry (The Dragon Revenant, 1990).

Non avendo ancora letto i volumi seguenti non posso esprimere giudizi sull’intero ciclo, ma posso dire che questo primo libro non me l’aspettavo affatto così e l’originalità della trama ha colpito la mia immaginazione. Spero capiti anche a voi. Se questa recensione vi ha ispirato e avete deciso di comprarlo vi auguro buona lettura!

RETRO DI COPERTINA:

Jill è solo una ragazzina smarrita, ma è anche la figlia di una delle più temibili “daghe d’argento” del reame di Deverry, carne e sangue di uno dei formidabili guerrieri che viaggiano attraverso il paese vendendo la propria spada. Così è quasi inevitabil che, dopo aver ritrovato suo padre, Jill diventi a sua volta una temibile combattente. Ma neppure Jill può immaginare che gli eventi hanno in serbo per lei un ruolo da eroina in una sfida cosmica. Nevyn il Druido esiste da secoli, sta ancora cercando di espiare un’antica colpa e intanto conduce una lotta magica ed epica insieme contro i perfidi negromanti di Annwyn. Chi prevarrà in questa battaglia che vede le forze del bene e del male usare re ed eroi come pedine di una immane scacchiera?

Con abilità consumata Katharine Kerr evoca dal passato il mondo meraviglioso e potente della mitologia celtica e ce lo ripropone in una nuova chiave di straordinaria efficacia: un’autentica epica moderna che conquisterà la vostra fantasia e il vostro cuore.

SECONDA DI COPERTINA:

Katharine Kerr è americana e vive al sole della California di San Francisco, senz’altro la più europea fra tutte le città statunitensi. Una scelta coerente con la grande passione per la cultura europea che la Kerr ha sempre manifestato, appassionandosi in particolar modo al mondo magico e religioso dei Celti. Proprio da un attento studio della mitologia celtica e della religione druidica è nata l’ispirazione per la trilogia di Deverry, di cui avete ora in mano il primo volume (Fargas sì, ma voi probabilmente no). Katharine Kerr ha già dato alle stampe anche gli altri due libri che completano il ciclo e che vedranno presto la luce anche in Italia

edizione Spectra Books 1993

nella “Fantacollana” (di cui fa parte La lama dei druidi). Il solido background culturale e l’amorosa attenzione con cui l’invenzione fantastica è stata amalgamata allo studio dei personaggi e delle loro emozioni, nonché alla ricostruzione – a tratti persino puntigliosa – del mondo celtico, inscrivono di diritto la Kerr nel gruppo dei maestri della fantasy post-tolkeniana.

UN ESTRATTO:

Quando si sentì sul punto di scivolare nel sonno, iniziò a recitare in tono sommesso e con voce scandita il Canto del Passato, un dono della sua Agwen che era anche l’apertura del rito. […] Mentre pronunciava quelle parole, vide la sua Agwen, la Dama Bianca, con il volto pallido, le labbra rosse come bacche di rovo e i capelli neri quanto l’ala di un corvo. […]

L’Agwen si sedette sul bordo del pozzo e lo fissò con le labbra atteggiate ad un sorriso crudele.

-Sei ancora il mio fedele servitore?- chiese.

-Sono il tuo schiavo, mia signora- rispose Gweran, -pronto a vivere o a morire a seconda del tuo capriccio.

L’Agwen parve soddisfatta, ma era difficile stabilirlo, perché al posto degli occhi aveva due sfere di nebbia opalescente.

-Che cosa vuoi da me?- domandò ancora.

-La pioggia rifiuta di cadere sulla nostra terra- spiegò Gweran. -Puoi mostrarmi il perché?

-E cosa può importare a me della pioggia?

-Tu sei colei che è saggia, colei che risplende nella notte, il cuore del potere, la luce dorata, il mio solo amore e la mia unica delizia.

L’Agwen sorrise ancora, questa volta con minore crudeltà, e si girò a scrutare le profondità del pozzo, come se il suo fondo si fosse aperto su un vasto fiume di sogno.

-C’è stato un assassinio- disse infine l’Agwen, -ma non esiste nessuna maledizione, perché il morto è stato propriamente vendicato. Chiediglielo tu stesso.

L’Agwen scomparve, facendo stormire le betulle con il suo invisibile passaggio, e Gweran rimase in attesa con lo sguardo fisso sulla mobile nebbia bianca, tinta qua e là di sfumature arcobaleno, quasi fosse di madreperla. Poi un uomo emerse dalla caligine, appena distinto come una nave che salpasse da una costa nebbiosa. […]

-Da quale terra provieni, amico mio?- chiese poi il bardo. -Hai trovato la pace?

-La terra del Cinghiale mi ha generato e mi ha sepolto. Ho pace, perché mio fratello ha tagliato la testa a colui che mi ha ucciso.

-E questa è stata una vendetta sufficiente?

-Lo è stata? Domandalo a te stesso… lo è stata?- Lo spettro cominciò a ridere. -Lo è stata?

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina Wiki (eng) http://en.wikipedia.org/wiki/Daggerspell

Per saperne di più su Katharine Kerr http://en.wikipedia.org/wiki/Katharine_Kerr 

Panorama sull’intero ciclo di Deverry http://en.wikipedia.org/wiki/Deverry_cycle 

Rapida recensione su ogni libro del ciclo di Deverry http://immaginario.net/biblio/biblio-rece-kk.htm

Sito ufficiale di Katharine Kerr http://www.deverry.com/ 

Jonathan Strange & il Signor Norrell

•28 maggio 2011 • Lascia un commento

TITOLO: Jonathan Strange & il Signor Norrell (Jonathan Strange & Mr Norrell)

AUTORE: Susanna Clarke

ANNO: 2007 (prima edizione Bloomsbury 2004, prima edizione italiana Longanesi 2005)

CASA EDITRICE: Tea Due

LUOGO: Milano

PAGINE: 887

TRADUZIONE: Paola Merla

GENERE: fantastico, storico

REPERIBILE IN: italiano

Primi dell’Ottocento, Gilbert Norrell vive da solo ad Hurtfew Abbey intento solo ai suoi studi di magia e alla conservazione della sua preziosa biblioteca, quando riceve una lettera da due esponenti dell’Accademia di York, un circolo di gentiluomini dediti allo studio (ma non alla pratica) dei testi di magia scritti secoli or sono. I due maghi richiedono la sua consulenza per scoprire qual è la causa della scomparsa della magia in Inghilterra, ma Norrell risponde loro: «Non posso aiutarvi, signore, perché non comprendo la domanda. È una domanda errata, signore. La magia non è morta in Inghilterra. La pratico io stesso.» A questa notizia l’Accademia, scettica, richiede una dimostrazione e Norrell li accontenta offrendogli uno spettacolo senza pari: anima le statue della cattedrale di York che iniziano a parlare tutte insieme sovrastandosi l’un l’altra. Dopo l’avvenimento la fama di Norrell cresce rapidamente e lui decide di stabilirsi a Londra per mettere in atto quella rinascita della magia inglese tanto auspicata nei suoi lunghi anni di studio.

edizione Longanesi 2005 copertina bianca

La fama rispettabile e la nuova posizione di consigliere di personaggi altolocati lo avvicinano al ministro degli Esteri Sir Walter Pole, in procinto di sposarsi ed estinguere i debiti cronici con la dote della sposa. Ma a tre giorni dalle nozze la giovane muore improvvisamente e Norrell è chiamato a compiere una delle sue magie. Il mago invoca una creatura fatata per riuscire a riportare in vita la ragazza. Appare lo spirito di un gentiluomo dai capelli lanuginosi vestito di verde, ed è con costui che Norrell stringe un patto per cui il gentiluomo lo aiuterà a resuscitare la giovane sposa in cambio del possesso su metà della vita di lei. L’accordo è compiuto e la futura Lady Pole effettivamente si risveglia, ma non è più la stessa: lo sguardo vacuo e l’aria assente, la noncuranza per tutto ciò che accade attorno a lei sono l’esatto opposto della dama piena di vita che c’era prima al suo posto. Dal momento del risveglio ogni notte Lady Pole è costretta dal gentiluomo dai capelli lanuginosi ad accettare la sua ospitalità nella tenuta di Senzasperanza, dove è costretta a danzare tutta la notte senza riposo.

In quegli stessi anni, un giovane gentiluomo di nome Jonathan Strange progetta di chiedere in moglie la signorina Arabella Woodhope, una giovane sensata con la testa sulle spalle, al contrario del fidanzato perdigiorno che è alla ricerca di un’occupazione in cui impiegare il suo tempo in maniera proficua, scartando però tutte le possibilità che via via gli vengono in mente. Ma l’incontro con un mendicante infreddolito di nome Vinculus è decisivo: l’uomo si dichiara mago e tale reputa anche Strange recitandogli una profezia:

«Due maghi appariranno in Inghilterra.

Il primo avrà paura di me; il secondo vorrà trovarmi;

il primo sarà governato da ladri e da assassini

il secondo cospirerà per distruggere se stesso.

Il primo seppellirà il suo cuore in un bosco oscuro

sotto la neve, ma continuerà a sentire il suo dolore.

Il secondo vedrà ciò che gli è più caro

in mano al suo nemico…»

L’incontro impressiona Strange a tal punto che pensa di farsi mago per colpire Arabella con la determinazione a dedicarsi a qualcosa di serio e di erudito e, straordinariamente, la giovane trova che sia un’ottima idea per la carriera del fidanzato. Ben presto i due si sposano, si trasferiscono a Londra, ed è qui che avviene il primo incontro tra Strange e Norrell. Le loro vite sono intrecciate a loro insaputa: sono destinati ad essere prima allievo e maestro e poi contrari e nemici. I due più grandi maghi inglesi (e forse gli unici di quel secolo) si impegnano ad aiutare il proprio paese nella guerra contro Napoleone, ma le loro strade e quelle di molti altri dovranno scontrarsi con il gentiluomo dai capelli lanuginosi, che nel frattempo riesce ad intrappolare a Senzasperanza altri sventurati assieme a Lady Pole.

edizione Longanesi 2005 copertina nera

Su tutti aleggia il ricordo delle mirabili imprese portate a termine secoli or sono da John Uskglass, il Re Corvo: il più grande mago di tutti i tempi, allevato nei regni fatati e divenuto il sovrano di queste e quelle terre, l’unico che riuscì a comprendere l’unione tra due mondi così diversi e a farsi rispettare da entrambi, venendo poi ricordato come una leggenda. Non si sa che fine fece il Re Corvo, solo sparì e i Regni fatati vennero dimenticati, così come le Strade del Re che li univano all’Inghilterra. Ma se Strange e Norrell fossero in grando di riportarvi la magia insieme, che cosa accadrebbe?

Un fantasy alquanto insolito, tra storia e fantastico, che fa riassaporare il gusto della leggenda, della fiaba e dei ricordi di miti e credenze persi nel tempo. Il tutto raccontato in tono ironico e mai pesante nonostante le ampie digressioni su particolari o personaggi secondari. La storia è narrata come una ricostruzione della vita e delle imprese di Strange e Norrell, infatti spesso lunghe note a fondo pagina descrivono la finta bibliografia utilizzata dai due maghi nei loro studi o quella di cui si sarebbe servito il fantomatico autore del Jonathan Stange & il Signor Norrell per comporre la sua opera o, ancora, riportano le leggende (inventate) che nel folclore inglese parlano del Re Corvo. Susanna Clarke crea un mondo immenso dove il minimo dettaglio è parte integrante del grande meccanismo della storia, a cui prendono parte un numero impressionante di personaggi, tutti ottimamente delineati e mai stereotipati (a me è piaciuto moltissimo Childermass). L’originalità della trama, i personaggi, i dettagli e l’ironia sono la forza di questo libro che, nonostante la lunghezza, non mi ha annoiato un momento continuando a stupirmi quando meno me l’aspettavo. Fa venire voglia di rileggerlo immediatamente per cogliere ancora una volta la vastità di questo grande quadro. Dopo averlo letto, John Uskglass è diventato una leggenda anche per me. Consigliatissimo.

L’edizione è accompagnata qui e là da alcune evocative illustrazioni in bianco e nero di Portia Rosenberg, che potete trovare anche sul suo sito qui http://www.portiarosenberg.com/gallery_166282.html

UN ESTRATTO:

«Che cosa mai sta cercando di fare?» bisbigliò Stephen Black.

«Oh, sta cercando di evocarmi!» dichiarò il gentiluomo dai capelli lanuginosi. «Vuole rivolgermi ogni sorta di domande sulla magia!  Ma non c’è nessun bisogno di parlare a bassa voce, mio caro Stephen, non può né vedervi né udirvi. Come sono ridicoli questi maghi inglesi! Fanno tutto in modo così strampalato! Davvero, Stephen, guardare questo individuo mentre tenta di operare una magia è come osservare un uomo che sieda a tavola per pranzare, con la giacca alla rovescia, una benda sugli occhi e la testa dentro un secchio! Quando mai mi avete visto fare sciocchezze del genere? Salassi e parolette scribacchiate su un foglio? Quando voglio operare qualche incantesimo mi limito a parlare con l’aria o con le pietre, con i raggi del sole, con il mare o con qualunque altra cosa e li prego educatamente di aiutarmi. E dato che i miei rapporti di alleanza con questi potenti spiriti sono stati istituiti migliaia di anni fa, sono tutti felicissimi di accontentarmi.»

«Capisco», disse Stephen. «Però, sebbene sia ignorante, questo mago ha avuto successo. Dopotutto voi siete qui, signore, non è così?»

«Sì, direi di sì», ammise il gentiluomo in tono irritato. «Ciò non toglie che la magia che mi ha portato qui sia goffa e inelegante. E poi, a che gli serve? A nulla! Io non mi faccio vedere da lui e lui non conosce la formula per costringermi a farlo. Stephen! Presto! Voltate le pagine di quel libro! Non c’è un soffio d’aria nella stanza e rimarrà sbalordito in modo incredibile! Ah! Guardate che faccia ha fatto! Ha un mezzo sospetto che siamo qui, ma non riesce a vederci. Ah, ah, ah! Come si arrabbia! Dategli un pizzicotto sul collo! Penserà che sia stata una zanzara!»

UN ALTRO ESTRATTO (da una delle note):

Il racconto forse più fantastico sul ritorno di John Uskglass è quello di un marinaio basco, un sopravvissuto della Invincibile Armada spagnola. Dopo che la sua nave era stata distrutta dalle tempeste sulle scogliere della lontana costa settentrionale dell’Inghilterra, il marinaio e due compagni, che erano riusciti a salvarsi, fuggirono verso l’interno. Non osavano avvicinarsi ai villaggi, ma era inverno e il terreno era gelato; temevano di morire di freddo e, giunta la sera, trovarono un edificio di pietra deserto su un pendio elevato di terra brulla e ghiacciata. All’interno era quasi completamente buio, ma dalle aperture in alto sulle pareti si intravedevano le stelle. Si sdraiarono per terra e si addormentarono.

Il marinaio basco sognò che un re lo stava guardando.

edizione Bloomsbury 2005

Si destò. Sopra di lui tenui raggi di luce grigiastra penetravano nelle tenebre invernali. In fondo, all’altro capo della stanza, gli parve di vedere una pedana di pietra e man mano che la luce aumentava vedeva qualcosa sulla pedana: una sedia o un trono; un uomo seduto sul trono, un uomo pallido in viso con lunghi capelli neri, avvolto in un manto nero. Terrorizzato, il marinaio svegliò i compagni e mostrò loro l’inquietante spettacolo. Sembrava che l’uomo li stesse guardando, ma non si muoveva, non muoveva nemmeno un dito; tuttavia nessuno di loro pensò che non si trattasse di un uomo vivo. Corsero incespicando alla porta e fuggirono attraverso i campi gelati.

Ben presto il marinaio perse di vista i suoi compagni. Uno morì di freddo e di crepacuore entro la settimana, l’altro, deciso a tentare il ritorno nel golfo di Biscaglia, si incamminò verso sud e nessuno ne seppe più nulla. Ma il marinaio basco rimase in Cambria, dove fu accolto in alcune fattorie. Divenne garzone in una di queste e sposò una ragazza di una fattoria vicina. Per tutta la vita raccontò la storia del granaio di pietra sull’alta collina e i suoi nuovi amici e vicini gli spiegarono che l’uomo seduto sul trono era il Re Corvo. Il marinaio basco non ritrovò più il granaio di pietra, né lo trovarono i suoi amici o qualcuno dei suoi figli.

Per tutta la vita, ogni volta che entrava in un luogo buio, diceva: «Vi saluto, signore, e vi do il benvenuto nel mio cuore», in caso il pallido re dai lunghi capelli neri fosse seduto nell’oscurità ad aspettarlo. Nelle vaste regioni dell’Inghilterra settentrionale mille e mille tenebre, mille e mille luoghi accolgono il Re. «Vi saluto, signore, e vi do il benvenuto nel mio cuore.»

RETRO DI COPERTINA:

Viveva un tempo in Inghilterra un re allevato dalle fate. Un’epoca di grandi prodigi che nella Londra di inizio Ottocento sembra ormai materia di leggende. Nelle vie londinesi riecheggia però un’antica profezia attribuita al sovrano che annuncia una nuova era di portenti. E a breve giunge in città Gilbert Norrell, capace di far rivivere gli antichi fasti della magia grazie ai suoi poteri straordinari. Misantropo, scorbutico e dotto, vorrebbe porre le sue arti al servizio del governo nella guerra contro Napoleone. E quale migliore occasione per mettersi in evidenza che riportare in vita la moglie di un importante ministro, da poco scomparsa? Il destino della giovane donna sarà il filo conduttore del romanzo, insieme al rapporto fra Norrell e Jonathan Strange, eccentrico gentiluomo che ha da poco intrapreso la carriera magica. Prima maestro e allievo, poi antagonisti in uno scontro che assume toni sempre più foschi, i due troneranno ad unirsi nella più pericolosa delle imprese… Ma la drammatica profezie è davvero destinata a compiersi? Il ritorno della magia sul suolo britannico vale un sacrificio così grande?

Sospeso tra sogno e realtà, grottesco e tragedia, cronaca e fantastico, uno straordinario affresco d’epoca cui non manca un tocco di autentico humour inglese.

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina Wiki (ita) http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Strange_%26_il_signor_Norrell

Pagina Wiki (eng) http://en.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Strange_%26_Mr_Norrell

Per saperne di più su Susanna Clarke http://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_Clarke

Per leggere i commenti di altri lettori sbirciate qui edizione cartonata bianca 2005, qui edizione cartonata nera 2005 e qui edizione tascabile rossa 2007

Un’intervista a Susanna Clarke http://www.sfsite.com/02a/su193.htm

Recensione di Jonathan Strange & il Signor Norrell su FantasyMagazine http://www.fantasymagazine.it/libri/5468/jonathan-strange-e-mr-norrell/

Sito ufficiale di Portia Rosenberg http://www.portiarosenberg.com/

Lupo Mannaro

•29 aprile 2011 • Lascia un commento

TITOLO: Lupo mannaro

AUTORE: Carlo Lucarelli

ANNO: 2001 (prima edizione Theoria 1994)

CASA EDITRICE: Einaudi

LUOGO: Torino

PAGINE: 86

GENERE: giallo, poliziesco

prima edizione Theoria 1994

In un fosso non lontano da Modena viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza strangolata con una cintura. Lo strano è che sul bianco del cadavere spiccano i segni bluastri di morsi.

Sono proprio questi a collegare il caso ad altri due omicidi di giovani tossicodipendenti e prostitute occasionali, perpetrati tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Un testimone allora riferì di aver visto una Mercedes nera, forse la stessa auto che il senegalese portato alla stazione di polizia dice di aver visto la notte dell’omicidio. La Mercedes porta dritto all’ingegner Velasco, stimato imprenditore e padre di famiglia di mezza età.

Ma il sostituto procuratore le reputa prove indiziarie, anzi, non le reputa affato prove, e il senegalese viene rispedito al mittente senza indugi. Il commissario Romeo e la sua giovane assistente Grazia ricorrono perfino ai consigli di un criminologo in pensione per farsi venire qualche idea su dove cercare degli indizi.

Ma l’ingenere è furbo e, scoperta l’indagine non autorizzata, fa una visita al commissario confessando tutto, anzi anche di più: si sente al sicuro grazie a tanti anni di omicidi impuniti, alla sua posizione sociale di rilievo, all’incapacità della polizia e alla totale mancanza di prove.

Con il fiato dei superiori sul collo, con la nevrosi che lo consuma e gli impedisce di dormire, senza testimoni e senza prove, riuscirà Romeo ad incastrare il Lupo mannaro?

Ho trovato per caso questo giallo  a pochi euro in un negozio di libri usati e l’ho comprato memore della lettura, anni fa, di Almost Blue (che mi era piaciuto). Torna, infatti, il personaggio di Grazia Negro, protagonista di Almost Blue (da cui Alex Infascelli ha tratto l’omonimo film), qui ai suoi primi passi nella polizia. Interessante l’idea del giallo al contrario, in cui non è la ricerca delle prove che porta all’assassino, ma l’assassino che conduce alle sue vittime. Come ricordavo, Lucarelli sa essere scorrevole e mai noioso, un vero piacere anche durante le tediose ore in treno. Particolarmente consigliato a chi vuole qualcosa di breve o di leggero, da leggere in un batter d’occhio.

Nel 2000 da Lupo mannaro è stato tratto un film per la regia di Antonio Tibaldi.

UN ESTRATTO:

edizione Einaudi 2009

-Abbiamo nome, cognome e indirizzo… perfino taglia dei pantaloni e calco dei denti!

-Sì, sì, sì, Romeo… detto così suona bene, benissimo. Ma stringi stringi cosa rimane? La confidenza di un collega a cui un extracomunitario, tra l’altro clandestino, avrebbe detto di avere intravisto una targa…

Faccio l’errore di interromperlo, ma non riesco a trattenermi.

-Però se confrontiamo la sua testimonianza con quelle degli altri casi…

-Ecco, ecco, ecco, Romeo… questo se lo scordi. Non ci sono altri casi. Gliel’ho già detto una volta cosa penso della sua teoria del serial killer… guardi un po’, lo vede? Anche la parola… è americana e qua siamo in Italia e non in America. Da noi si chiamano mostri e sono come i ragazzi che tirano i sassi sulle autostrade o quei calabresi che hanno massacrato una bambina per farle un esorcismo, perché la credevano indemoniata… altro che serial killer. A Modena, poi, in Emilia! Senta un po’, Romeo, qua il massimo del serial killer che può trovare è un macellaio che ammazza i gatti per farci il ripieno dei tortellini.

RETRO DI COPERTINA:

Prima dell’Iguana e del Pitbull, c’è il Lupo mannaro. Un serial killer sulla via Emilia che di notte sbrana a morsi giovani prostitute sieropositive, di giorno fa l’imprenditore e il politico di successo, difensore della famiglia e dell’ordine. Asciutto, perverso e febbricitante, torna il romanzo che precede Almost Blue e Un giorno dopo l’altro.

L’ingegner Velasco è un killer del tutto privo di sensi di colpa, e dunque imprendibile. A contrastarlo c’è il commissario Romeo: un perdente, non molto affidabile. Velasco è un impeccabile padre di famiglia, dedito al bene dell’Azienda; Romeo è minato da una malattia rarissima, o forse è «solo» follemente nevrotico, con un matrimonio a pezzi e un passato di sinistra poco presentabile. Sicuro dell’impunità, al commissario che lo insegue senza poterlo fermare Velasco dichiara che sì, certo che uccide le sue vittime a morsi, anzi: «La domanda non è perché, ma perché no».

Nell’Italia ricca e malata dei primi anni Novanta, il rapporto tra i due è l’anima di un noir dove tutto è capovolto, allucinato, mutante, dove nessuna verità sembra reggere e gli estremi si toccano. Per fortuna accanto a Romeo c’è Grazia, qui al suo debutto ufficiale: la ragazza con la pistola di Almost Blue e Un giorno dopo l’altro.

E il Lupo mannaro, primo serial killer «animale» di Lucarelli, diventa l’icona maledetta di un’Italia malata e criminale nell’anima.

Carlo Lucarelli (Parma 1960) vive tra Mordano (Bo) e San Marino. Tra i suoi libri, sono pubblicati da Einaudi Almost Blue (1997), Il giorno del lupo (1998), Mistero in blu (1999), L’isola dell’Angelo Caduto (1999), Guernica (2000), Un giorno dopo l’altro (2000). I suoi romanzi sono tradotti in più lingue. Conduce da alcuni anni in Tv la fortunata trasmissione Blu notte. Alex Infascelli ha realizzato un film da Almost Blue. Da Lupo mannaro è stato tratto un film per la regia di Antonio Tipaldi.

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina Wiki su Carlo Lucarelli http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Lucarelli

Lupo mannaro (romanzo) sul sito ufficiale di Carlo Lucarelli http://www.carlolucarelli.net/lupomannaro.htm

Lupo mannaro (film) sul sito ufficiale di Carlo Lucarelli http://www.carlolucarelli.net/mannarofilm.htm

Per leggere i commenti di altri lettori http://www.ibs.it/code/9788806157968/lucarelli-carlo/lupo-mannaro.html

The Romance

•26 aprile 2011 • Lascia un commento

TITOLO: The Romance

REGISTA: Moon Seung-Wook

ANNO: 2006

PAESE: Sud Corea

GENERE: drama, romance

DURATA: 106 minuti

INTERPRETI: Jo Jae-Hyun, Kim Ji-Soo, Yoon Jae-Moon

REPERIBILE IN: coreano sottotitolato in inglese

Hyung-Joo (Cho Jae-Hyun – Bad Guy, L’isola, Piano) è un poliziotto con

Hyung-Joo

una vita disastrata: il divorzio l’ha riempito di debiti, l’ex-moglie gli impedisce di vedere il figlio, vive da scapolo in una casa spoglia e disordinata, mette tutto se stesso nel lavoro ma l’indolenza, la codardia e la corruzione dei suoi superiori rendono la sua vita ancora più miserabile.

Un giorno fermandosi a un semaforo il suo sguardo cade sulla vetrina di un negozio di abiti da sposa: al di là del vetro c’è una donna in abito bianco con lo sguardo più triste del mondo. Dura un attimo, è subito costretto a rimettere in moto, ma è sufficiente a Hyung-Joo per ricordarsi della donna quando, qualche tempo dopo, viene trascinata al distretto di polizia assieme al marito, accusato di averla pesantemente picchiata nel bel mezzo della strada. Lei pare sottomessa, lo sguardo basso e l’espressione affranta; il marito ignora il poliziotto che gli urla contro per parlare al telefono in tutta tranquillità, basta una telefonata per risolvere la questione e sono entrambi fuori poco dopo. Un’altra lite nel parcheggio e il marito la precede a casa.

Dalla finestra Hyung-Joo assiste alla scena e, incuriosito, segue la donna quando questa si incammina da sola.  Sembra potersi spezzare da un momento all’altro… e ci va veramente vicino, se non fosse che Hyung-Joo la salva da un furgone che sta per investirla.

Lei è Yoon-Hee (Kim Ji-Soo – Trace of Love, Women of the Sun), moglie di un uomo politico ricco e potente alla soglia delle elezioni. I lividi che Hyung-Joo intravede mentre cura le escoriazioni della donna sono la prova straziante che il marito è un violento senza controllo, solo apparentemente un uomo per bene, che all’occorrenza insabbia gli eccessi con la sua influenza e il suo denaro.

Yoon-Hee è soffocata da una vita coniugale che non le permette più nemmeno di sorridere per le foto di famiglia, così un giorno esce per un po’ di normalità nel parco. E lì, per caso, sente la telefonata disperata di un uomo a suo figlio: ha comprato un regalo per il suo compleanno ma la madre del bambino non gli permette nemmeno di parlargli per telefono. L’uomo è Hyung-Joo che, mentre sta per lasciarsi andare allo sconforto, si accorge di essere osservato proprio dalla donna che ha salvato. Sorpreso e imbarazzato dall’essere stato colto in un momento di debolezza, Hyung-Joo scappa, abbandonando a terra un leone di peluche.

Yoon-Hee

Qualche giorno più tardi riceve una scatola con dentro il leone, consegnata a mano al distretto da una donna. Il poliziotto esce di corsa per incontrarla e i due hanno finalmente modo di parlare, trascorrendo così una splendida serata. In poche ore Yoon-Hee ritrova la voglia di sorridere e Hyung-Joo si innamora perdutamente; passano la notte insieme e quando si separano pensano di non vedersi mai più.

Ma quei pochi momenti bastano per segnare le vite di entrambi: in qualche maniera sono uno la liberazione e la salvezza dell’altro da una vita che sembra offrire solo amarezza. Dopo quel fatidico incontro tutto sembra tornato alla logorante realtà, rimangono solo i ricordi a sostenere e tormentare i due amanti.

Quando si reincontrano per caso a una serata di gala, il loro sguardo si incrocia e non riescono a restare lontani; non appena è possibile si allontanano dalla festa ma il marito di lei la vede montare su un taxi…

Cosa è in grado di fare un uomo abituato a dare ordini e ottenere ciò che vuole, un uomo con mezzi e potere a sufficienza per rovinare delle vite, quando scopre che ciò che aveva gli è scivolato via tra le dita? Le sue azioni portano tutti i personaggi a fare delle scelte e a confrontarsi con conseguenze estreme che li portano a rivelare se stessi.

Il film è diviso tra le scene toccanti della prima metà e quelle di azione della seconda. Il finale è prevedibile ma non deludente. Jo Jae-Hyun è nella mia lista di attori da tenere in considerazione, ossia di quelli che, essendo bravi, in genere costituiscono una garanzia sul risultato finale. Evidentemente non la penso così solo io, visto che Kim Ki-Duk, a partire dalla sua prima regia (Crocodile – 1996), l’ha scelto come interprete di molti dei suoi film (oltre a Crocodile, ritorna anche in Wild Animals, Birdcage Inn, L’isola, Indirizzo sconosciuto e, forse il più famoso, in Bad Guy), è in fatti un volto ben noto in Corea sia in televisione che al cinema.

Attenzione: qualche secondo dopo l’inizio dei titoli di coda c’è ancora un’ultima scena. Non perdetevela!

SCREENSHOTS:

Trailer (2:33)

Trailer (1:40) ATTENZIONE: contiene spoiler!

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina IMDb http://www.imdb.com/title/tt0778020/

The Romance su Hancinema http://www.hancinema.net/korean_movie_Romance_%28Movie%29.php

Moon Seung-Wook sull’IMDb http://www.imdb.com/name/nm1280489/

Jo Jae-Hyun su DramaWiki http://wiki.d-addicts.com/Jo_Jae_Hyun

Jo Jae-Hyun sull’IMDb http://www.imdb.com/name/nm0128345/

Jo Jae-Hyun su Wiki (eng) http://en.wikipedia.org/wiki/Cho_Jae-hyun

Kim Ji-Soo su DramaWiki http://wiki.d-addicts.com/Kim_Ji_Soo

Per saperne di più su Kim Ki-Duk http://it.wikipedia.org/wiki/Kim_ki_duk

La morte della Pizia

•9 aprile 2011 • 4 commenti

TITOLO: La morte della Pizia (Das Sterben der Pythia)

AUTORE: Friedrich Dürrenmatt

ANNO: 2007 (prima edizione 1976, prima edizione italiana Adelphi 1988)

CASA EDITRICE: Adelphi

LUOGO: Milano

PAGINE: 68

TRADUZIONE: Renata Colorni

GENERE: mah… forse un insieme di comico, drammatico, grottesco, parodico, filosofico (?) mitologico e chi più ne ha più ne metta!

REPERIBILE IN: italiano. Il racconto è compreso anche nella raccolta Racconti (Feltrinelli 2003)


Pannychis XI è ormai vecchia e stufa della stupidità degli uomini che si bevono tutti i suoi oracoli fasulli. Si burla di loro blaterando sciocchezze mentre gli stolti le credono parole ispirate dagli dei.

Nel periodo del cambiamento, segnato dalla grande ristrutturazione del tempio ordinata dal gran sacerdote Merops

John Collier "Priestess of Delphi" (1891)

(amministratore delegato di quel grande businness che è la vendita di oracoli su commissione), Pannychis avverte che la morte è vicina e ancora una volta si siede sul suo tripode circondata dai vapori.

Nella nebbiolina leggera si stagliano delle figure evanescenti che una dopo l’altra, a partire da Edipo, raccontano la loro verità sugli avvenimenti a cui hanno preso parte. Peccato che ogni apparizione conosca soltanto una parte della storia e spesso pure errata…

Raccogliendo le testimonianze dei fatti una versione dopo l’altra, Pannychis scopre la verità che si cela dietro la storia di Edipo, storia che sembra avvenire per caso, in cui ognuno agisce nel proprio interesse e come meglio crede e in cui gli eventi si susseguono senza apparente scopo né guida.

Con questo racconto Dürrenmatt riprende la materia della mitologia classica e la decostruisce, la modifica e la riassembla traendone una nuova grottesca ed enigmatica versione e sottolineando le opposizioni tra destino e caso e tra ordine e caos. Ne traspare che la verità è mutevole e soggettiva: tra due Edipi, tre padri e quattro madri e la vita, storia scandita dalla morte e perpetua incognita senza risposta, il finale è lasciato aperto a molteplici interpretazioni sul perché tre oracoli pronunciati per motivi diversi partecipino delle stesse conseguenze. Qual è quindi la natura della verità? E quella della mitologia? Racconta forse qualcosa sulla natura degli esseri umani?

UN ESTRATTO:

«Sono Edipo» disse il mendicante.

«Non ti conosco» rispose la Pizia, e strizzò gli occhi in direzione del sole che non voleva tramontare su quel mare turchino.

«Mi hai fatto una profezia» disse il cieco ansimando.

«Può darsi,» replicò Pannychis XI «ne ho fatte a migliaia».

«Il tuo oracolo si è compiuto. Ho ucciso mio padre Laio e sposato mia madre Giocasta».

Pannychis XI guardava sbigottita ora il cieco ora la fanciulla coperta di stracci, pensando e ripensando che cosa tutto ciò potesse mai significare; ma la memoria non le venne in aiuto.

«Giocasta si è impiccata» disse Edipo sottovoce.

«Mi dispiace, condoglianze vivissime».

«E io poi mi sono accecato con le mie stesse mani».

«Ah, capisco» disse la Pizia; quindi, indicando la fanciulla: «E questa chi è?» domandò, non per curiosità, ma solo per dire qualcosa.

«È mia figlia Antigone,» rispose l’uomo che si era accecato «o anche mia sorella» aggiunse con estremo imbarazzo, e poi si mise a raccontare una storia quantomai confusa.

QUARTA DI COPERTINA:

«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus  in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inzio La morte della Pizia, e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connesioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

SECONDA DI COPERTINA:

La morte della Pizia è stato pubblicato da Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) all’interno del Mitmacher (1976), singolare amalgama di racconti, trattazioni drammaurgiche e commentari filosofici.

Il mio voto:

LINK UTILI:

Pagina Wiki (ita) su Friedrich Dürrenmatt http://it.wikipedia.org/wiki/Durrenmatt

Pagina Wiki (eng) su Friedrich Dürrenmatt http://en.wikipedia.org/wiki/Durrenmatt

Per leggere i commenti di altri lettori (La morte della Pizia) http://www.ibs.it/code/9788845902963/d-uuml-rrenmatt-friedrich/morte-della-pizia.html

Per leggere i commenti di altri lettori (Racconti) http://www.ibs.it/code/9788807813849/d-uuml-rrenmatt-friedrich/racconti.html

Un’altra recensione su La morte della Pizia http://gdlspilamberto.wordpress.com/2008/10/14/la-morte-della-pizia-friedrich-durrennmatt/

Per saperne di più sulla figura della Pizia http://it.wikipedia.org/wiki/Pizia